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Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. |
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“la legalità non è un valore. È solo un requisito per essere persone e cittadini normali.”
Questo è il senso dell'accordo, nella sua identità e missione, tra l'Associazione Libera (nomi e numeri contro le mafie) e il Gruppo imprenditori sociali onlus Castel Monte.
Per tre giorni insieme, nella sede della cooperativa a Montebelluna. A Cavaso del Tomba, presso la sede di “Casa del Campo” e infine a Castelfranco Veneto, presso la fattoria sociale “el contadin”.
Tre giorni di incontri, di discussioni e di riflessione sui temi dei diritti delle persone, della solidarietà e della legalità.
Questi tre giorni erano stati preceduti da un comune contatto ideale/fisico fatto il 20 marzo 2010, in occasione della15° giornata “della memoria e dell'impegno per le vittime della mafie”, che si è svolta a Milano.
Ogni anno Libera, il primo giorno di primavera, ricorda con una grande manifestazione, le oltre mille persone, identificate, morte per mano dalla mafia. Persone normali, uccise, perché facevano il loro dovere quotidiano.
Alla fine di questi incontri c'è stato l'impegno comune di smettere di parlare di “legalità, soprattutto quella sostenibile, oggi molto di moda, che è quella di adeguare le leggi, i regolamenti e le carte dei diritti a seconda delle convenienze. Avendo attenzione a giustificare che dette convenienze personali sono il bene della società e delle persone.”
A questo modo di fare e di dire insieme si è convenuto con l'impegno della manifestazione di Milano, dove oltre 150 mila persone in rappresentanza delle migliaia di associazioni aderenti a Libera hanno gridato che “che non basta più l'indignazione ma che occorre essere anche disgustati.”
Giovedi 15 aprile 2010, don Luigi Ciotti, presidente dell'Associazione Libera (nomi e numeri contro le mafie) si è incontrato con il Presidente del Gruppo imprenditori sociali onlus Castel Monte, dottor Giuseppe Possagnolo, e con il direttore, dottor Carmelo Gagliano.
Insieme hanno parlato di solidarietà, di legalità e di diritti delle persone. Don Ciotti si è fatto illustrare, per conoscere e capire bene la realtà e il ruolo sociale/economico del Gruppo Castel Monte e l'impegno, forte, del Gruppo verso le persone. Ricordando a tutti che quando si parla, come oggi di cittadini/utenti si parla di persone. E nel caso della cooperazione sociale le persone che hanno, più di altri, diritto al rispetto.
Concetto questo ribadito anche nell'incontro con i quadri del Gruppo per un confronto, con loro, sui temi della solidarietà, dei diritti e della giustizia/legalità. Temi questi trattati anche dal Presidente Possagnolo e dal direttore Gagliano, che hanno ricordato, tra l'altro, che la cooperativa sociale onlus “Rispetto Castel Monte”, nasce da una sfida e dall’impegno del Gruppo verso la legalità e i diritti. Spesso la storia di Castel Monte si intreccia con clientele e mancanza di trasparenza nella definizione delle regole. Questo ha quindi una ripercussione sulla qualità del lavoro.
“Rispetto Castel Monte” è stata, anche, una risposta al bisogno di inserimento nel mondo del lavoro, in maniera dignitosa e rispettosa di uomini/donne svantaggiati. La sfida e l'impegno di “Rispetto Castel Monte”, ha detto il direttore del Gruppo Carmelo Gagliano, forse non sono significative per il PIL, ma sono grandi risposte per le persone.
Luigi Ciotti ha ricordato a tutti la sua storia personale. La storia di prete e di uomo veneto, di Belluno, che ha preferito il “NOI” al posto dell' IO.
Quel “noi” fatto di tante persone, gesti e cose insieme. E non fatto da tanti so “tutto io”. È una storia di accoglienza fatta come parroco di strada (come lo incaricò l'allora Cardinale di Torino Michele Pellegrino) con il Gruppo Abele e con Libera.
Accoglienza di persone, con le loro sofferenze, con le loro gioie e aspettative.
Un'accoglienza figlia della storia. Ieri la povertà, la droga e l'emarginazione. Oggi le stesse cose di ieri, più forti e radicali, insieme a nuove patologie quali la bulimia, l'anoressia, le nuove dipendenze dal gioco, dal consumismo e da internet. Ma alla base di tutto queste dipendenze e sofferenze ci sono le persone.
Dobbiamo essere capaci di accettare le persone per quello che sono dopo averle ascoltate e capite. Dobbiamo non accontentarci del tram/tram della vita, e soprattutto non dare mai nulla per scontato.
Occorre sempre: rivisitare, ridiscutere e approfondire le nostre motivazioni. Dobbiamo avere la forza di andare oltre l'indignazione ed essere disgustati. Questo ha augurato e raccomandato ai quadri della Castel Monte.
All'incontro era presenta anche il Sindaco di Montebelluna, Laura Puppato, che ha ricordato che il Comune di Montebelluna è socio di Libera, e come tale partecipa ed attenta alle molte iniziative dell'associazione. Parlando dell'illegalità ha detto che questa ingenera sfiducia, reciproca, nel rapporto stato/cittadino/stato. Tutto questo ha una manifestazione, sempre più evidente, nell'aumento dell'egoismo, inteso anche come lotta alla sopravivenza.
Alla sera Luigi Ciotti, all'auditorium Bachelet di Montebelluna, ha incontrato la cittadinanza della città.
Molte le persone presenti. L'auditorium era al completo in ogni suo ordine e grado.
In questo incontro caloroso, spesso sottolineato da applausi, con la città di Montebelluna, (alcuni dei presenti arrivavano da fuori città, da Pordenone e Udine) ha raccontato il suo personale impegno e quello di Libera nella lotta alle mafie.
Lo ha fatto ricordando a tutti che il problema non riguarda solo ed esclusivamente le regioni del sud, ma anche molte altre aree geografiche ed economiche del paese.
C'è una nuova mafia. La quinta mafia quella dei colletti bianchi, quella della finanza. Quella che non spara ma uccide con la sua presenza e che diventa negatrice del diritto di libertà delle persone.
Ha raccontato l'esperienza dei beni confiscati alle mafie. Le lotte e il ruolo di Libera in questo contesto. Il fatto che oggi in molte di queste terre confiscate alla mafie si sono costituite cooperative sociali onlus che danno lavoro a giovani e producono prodotti eccellenti quali: vino, pasta, pomodori, olio ed altri prodotti alimentari genuini. Ma quanta fatica e quanta lotta per ottenere questo.
Il sequestro dei beni confiscati è sempre difficile e complicato. I mafiosi si stanno attrezzando perché non accettano che i loro beni vengano confiscati e utilizzati per fini sociali. Si oppongono con ogni mezzo, studiando nuove strategie. Ecco perché è stato bene istituire “l'agenzia nazionale per i beni confiscati”. Occorre ora che essa funzioni e che sia dotata di tutti gli strumenti necessari per farlo.
La cultura delle mafie è pericolosa, non solo sul piano economico e dello sviluppo sociale, ma anche sulle persone.
Il suo obiettivo è quello di negare i diritti delle persone. Tant'è che il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa disse che per battere la mafia occorreva che lo Stato desse ai cittadini certezza dei diritti.
Contro le mafie non basta quindi parlare di legalità e indignarsi. Occorre andare oltre e diventare disgustati.
Il disgusto di “NOI”. Il disgusto di molte persone, di tanti giovani e di tante associazioni. Il disgusto fatto di denunce, di parole e di fatti concreti. Dobbiamo però diffidare di chi sa tutto. Il peccato del sapere è pericoloso.
Ha parlato di solidarietà, difficile da fare e da realizzare, di carità. Ma ha detto, con vigore, che queste non possono sostituire i diritti. Le persone per essere libere devono avere e godere dei diritti di cittadinanza, stabiliti dalla “Dichiarazione Universale dell'ONU” e dalla Costituzione Italiana.
Ha parlato dell'impegno della chiesa verso la legalità ricordando il monito forte di Papa Giovanni Paolo 2/Woithila in Sicilia/Agrigento (anno 1990), rinnovato da un documento della CEI del 1991, dove si affermava che la legalità è il rispetto e la pratica delle leggi nell'ottica della persona e del bene comune.
Questo impegno, valevole anche oggi, riaffermato nell'ultima enciclica "Caritas inn Veritate" di Papa Benedetto XVI/Ratzinger, è fortemente testimoniato dall'impegno di molti preti e uomini/donne della chiesa in prima fila per il diritti delle persone e la solidarietà sociale.
Nel chiudere la serata, rispondendo anche alle molte domande dei presenti, si è augurato e spera che il Comune di Montebelluna voglia ricordare, con una strada o altro, il sacrificio di Rita Atria, una ragazza siciliana morta a 17 anni, testimone di giustizia.
Era figlia di un mafioso ucciso dalla mafia. Diventata testimone di giustizia con il giudice Paolo Borsellino, al quale si lego come ad un padre. Le sue deposizione permisero la cattura di alcuni mafiosi importanti. Alla morte, atroce, del giudice Borsellino, Rita Atria, disperata, si uccise buttandosi dal settimo piano della casa dove viveva protetta.
Questa ragazza, ha detto Luigi Ciotti, non ha ancora un nome nella sua tomba. Tutti l'hanno rinnegata ed ora che noi diamo a lei la dignità che le spetta.
La serata si è conclusa con un “NOI disgutiamoci”.
Sabato 17 aprile 2010, preceduta e inserita nella visita e venuta di don Luigi Ciotti a Montebelluna, si è inaugurata la “bottega dei saperi e dei sapori”. È il punto di vendita e di ritrovo dei prodotti della cooperative sociali del progetto “Libera Terra” che recupera i beni confiscati alle mafie.
La “bottega” è presso la fattoria sociale “el contadin” della cooperativa sociale onlus “Rispetto Castel Monte”. Qui oltre ai prodotti di “Libera Terra” ci sono anche i prodotti agricoli della fattoria e i lavori artigianali di sartoria e ciclofficina della cooperativa “Rispetto”.
La fattoria sociale sarà anche luogo di ritrovo per chi vuole condividere parole e gesti di solidarietà e di legalità.
All'inaugurazione erano presenti oltre al Presidente e Direttore del Gruppo Castel Monte, anche il direttore di Libera, Gabriella Stramaccioni e il coordinatore veneto Luigi Tellatin, che nella sua veste di sacerdote ha anche benedetto i locali e i prodotti.
La sera prima, venerdì 16 aprile a “Casa del Campo” una comunità per traumatizzati c'è stata la cena della “Vitamina L, legalità” un incontro per la presentazione dell'attività del Gruppo Castel Monte e per un confronto e discussione con le realtà sociali, economiche e politiche del territorio.
Come ha ricordato il Presidente Castel Monte, Giuseppe Possagnolo, il Gruppo è molto concentrato ad occuparsi dei bisogni delle persone, tant'è che la sua missione sociale è “centrati su di te”, ed ha bisogno, per fare bene il suo lavoro, di confrontarsi e dialogare con la realtà sociale dove opera.
Castel Monte è fortemente concentrata e immedesimata nella realtà e nella dimensione sociale trevigiana, e per esserne sempre all'altezza della sua missione/identità sociale, deve essere sempre attenta ai bisogni delle persone. Per questo deve necessariamente aumentare la sua capacità di ascolto.
Le iniziative, fatte insieme a Libera, sui temi della solidarietà, dei diritti e della legalità vanno in questo senso.
“Sul tema dei diritti di cittadinanza, sulla legalità che è quella sempre del rispetto delle leggi nella dimensione sociale e delle persone, ricordata ed enfatizzata da don Luigi Ciotti, c'è l'impegno vero e concreto di Castel Monte - questo ha detto Giuseppe Possagnolo, presidente del Gruppo- Noi per essere, come sempre coerente tra i dire e il fare, abbiamo fatto questo accordo di collaborazione con Libera (nomi e numeri contro le mafie) che da sempre è impegnata sulla legalità, sulla solidarietà sociale e sui diritti per le persone. La fattoria sociale “el contadin” diventerà un presidio concreto di questa alleanza”.
Va ricordato che la “bottega dei sapori e dei saperi” è una delle prime esperienze nel Veneto di questo tipo (un'altra è a Cittadella). Ma sicuramente è la prima esperienza fatta da cooperative sociali come Castel Monte, che si occupano di lavoro e di solidarietà.
È un impegno importante per il Gruppo in linea, peraltro con quello assunto in occasione dell'anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale dell'Unione Europea.
L'Unione richiama il mondo del sociale, del non profit e dell'associazionismo ad operare per aumentare le informazioni e le buone pratiche sui diritti alle persone.
Castel Monte ha aderito alla richiesta, consapevole che questa problematica, che riguarda in Europa oltre 80 milioni di persone che vivono in difficoltà, ha espressione anche nella nostre città. Come denuncia la stampa territoriale, e lo vediamo anche noi, molte famiglie del trevigiano, del montebellunese e della castellana, ricorrono all'aiuto della sussidiarietà pubblica e solidarietà interpersonale, fatta tramite associazioni.
La nostra è vero è una povertà relativa, legata alla grave crisi economica, ,ma pur sempre è una povertà nuova e difficile da affrontare ed adattarsi.
Lo testimoniano anche i suicidi di imprenditori e lavoratori che perdendo l'impresa/il lavoro non sono in grado di affrontare il domani. A questo, peraltro ha dedicato un ricordo anche don Luigi Ciotti nella sua visita nel montebellunese.




