“Quale sanità dopo i tagli? Quale futuro per le risorse in sanità? (Roma 15 marzo 2012)
Questo è titolo di un importante ricerca sulla sanità in Italia.
La ricerca riconferma, come da tempo, lo stanno scrivendo e dicendo molte ricerche, che la salute e il benessere sono per gli italiani fra le loro principali e più importanti preoccupazioni.
Per questo oltre alla spesa, consistente, di salute pubblica, stimata in 113 miliardi di euro, si ricorre alla sanità privata, che viene stimata in un valore di circa 30 miliardi di lire.
Di questi, oltre 14 miliardi, sono per la spesa di prodotti medicinali, articoli sanitari e materiale terapeutico. La ricerca, dice anche, che il 16,6% degli italiani usa medicinali non convenzionali, con punte, del 18,4% nel Nord Est e 18,1% al Centro Italia.
Si spendono, oltre 11 miliardi, per servizi ambulatoriali e, circa, 5 mdl per servizi ospedalieri.
La ricerca del CENSIS rapporta questo costo all'anno 2000, rilevando che c'è un aumento di spesa di circa 6 miliardi di euro.
Aumentano le prestazioni ambulatoriali, più 34,8%; le spese dell'automedicazione e medicinali del 21,1%, del 19% quelle dei servizi ospedalieri.
Occorre anche rilevare che nella sanità privata si registra anche una diminuzione delle tariffe delle prestazioni e, anche qui, si diffonde una cultura del low cost.
Si stima una riduzione sulle tariffe delle prestazioni mediche, in un ranger, dal meno 30/60%. Tutto questo viene quantificato in una riduzione della spesa di circa 10 mld di euro. E ci sono prestazioni low cost del 70/85% sulle tariffe normali. A tal proposito è stato costituito un coordinamento per questo tipo di prestazioni denominato “Assolowcost”.
Aumenta anche il ricorso alla mutualità integrativa privata, fatta dalle società operaie e dalla mutue.
Dati recenti, rilevati dal CENSIS, dicono che le mutue sono, in Italia, oltre 2.800; 5.800.000 gli italiani iscritti e oltre 3 milioni quelli interessati a farlo.
Nel dettaglio delle spese della sanità privata si rileva che essa è fortemente concentrata sull'odontoiatria, stimata in oltre 10 miliardi di euro. Aumenta, anche, il fa da se e l'automedicazione, anche surrogata da consigli del medico di famiglia, dall'aumentata conoscenza delle persone in materia sanitaria e dall'abitudine di prendere medicine o rimedi conosciuti per la loro efficacia personale.
I temi della salute sono una delle conoscenza diffuse tra le persone. Su questo la rete internet fa un lavoro massiccio di conoscenza ed informazione.
Malgrado il costo attuale della sanità pubblica sia rilevante, 113 mdl, si stima un fabbisogno aggiuntivo, ad oggi stimato, mancante, alla fine del 2014, di 15/17 miliardi.
Alcune considerazioni degli italiani sulla sanità.
Il 58,4% degli italiani giudica adeguati i servizi sanitari della propria regione. I cittadini del Nord Est lo sono per l'82,2%. E' il più alto grado di soddisfazione. Mentre quello più basso riguarda le isole e il sud (37,8%).
Il male endemico della sanità pubblica, la ricerca, lo indica nella lunghezza delle liste d'attesa (il 68,5% degli italiani). Quelli che si “lamentano” di più sono i cittadini del Nord Est (71,8%), di meno quelli del Nord Ovest (62,5%). Altra forte lamentela è la mancanza di coordinamento tra le strutture e questo costringe la gente a girare a vuoto. Lo rilevano il 15,8% degli italiani. Chi protesta di più è il Centro (20,8%), seguito dal Nord Ovest (17,9%).
Altra lamentela da rilevare è la rapidità delle dimissioni dagli ospedali (13,8%). Qui la lamentela più forte la fanno i cittadini del Nord Est (18,4%), seguiti dal Centro (15,3%), dal Nord Ovest (14,9%) e infine il Sud e Isole con il 9,3%.
Infine da segnalare la richiesta della fine degli sprechi e dell'inefficienza. Lo chiedono e lo dicono il 56,1% degli italiani. Seguita dall'indicazione di un maggior controllo di qualità sulle prestazioni dei medici di medicina generale (29,5%). I ticket, se ci devono essere, vanno correlati al reddito (29,4%). C'è anche la richiesta di penalizzare i comportamenti dannosi, da parte delle persone verso la propria salute e quando questa ha dei riflessi sul sociale. Lo chiede il 10,4%, degli italiani.
Nella sua presentazione La dottoressa Carla Collicelli, vice direttore generale del CENSIS, ha detto che la sanità non ha avuto, unico capitolo di spesa pubblica, una diminuzione di fondi, negli anni, ma la sua attuale e di prospettiva carenza deriva da nuove e importanti esigenze salutistiche della nazione.
(nota e raccolta materiale a cura di Giancarlo Brunello, segretario dell'associazione "te x castel monte")
Leggi il documento allegato
AUSER (Associazione di volontariato per la promozione dell'invecchiamento attivo degli anziani e la crescita del loro ruolo nella società) ha presentato un importante ricerca sulla condizione sociale degli anziani. Una ricerca in cui si evidenzia tutta la drammaticità delle difficoltà, vere, e non teoriche, degli anziani.
Com'è stato rilevato anche nei giorni 1 e 2 marzo 2012, al primo convegno di diverse associazioni del non profit, dal titolo: "cresce il welfare, cresce l'Italia, analisi e proposte per il welfare del XXI secolo", le politiche monetariste e finanziarie di questa Europa, hanno fatto fallire i suoi obiettivi della lotta alla povertà e all'esclusione sociale in Europa.
Nella ricerca dell'Auser si affermano alcuni principi base molto preoccupanti, uno fra tutti è quello in cui si afferma che nella popolazione anziana ci sono molte persone che hanno problemi di una regolare alimentazione.
Testualmente si dice: “gli anziani mangiano poco e male. Mancano 400 calorie giornaliere. Mangiano poca carne e pesce, e quindi aumenta il rischio salute”. Poi ancora si afferma che "il 70% degli anziani fa fatica ad arrivare a fine mese".
Insomma una situazione preoccupante sulla quale dobbiamo cominciare a riflettere, perché c'è il rischio di bilanci a posto, ma con una moria di...
Volevamo ricordare anche che quest'anno è l'anno europeo dell'invecchiamento attivo della solidarietà tra le generazioni.
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La Fondazione Cesare Serono e la Fondazione CENSIS hanno realizzato il primo rapporto di ricerca su “le disabilità oltre l'invisibile istituzionale. Le disabilità tra immagini esperienze e emotività”. La ricerca è stata presentata, a Roma, il 20 ottobre 2010.
La sintesi della ricerca, sintetizzata nelle comunicazioni alla stampa è stata: “aumentano le persone disabili, ma scontano invisibilità, ignoranza e pregiudizi”.
La ricerca curata in particolar modo dal CENSIS si divide in quattro paragrafi:
1) l'immagine della disabilità;
2) l'approccio emotivo;
3) le conoscenze sulle quattro condizioni cliniche oggetto di approfondimento (sindrome di Down, Autismi, Sclerosi multipla e malattia di Parkinson);
4) la stima Censis sulla popolazione con disabilità in Italia.
Alcuni dati per capire il senso e l'importanza della ricerca:
l'immagine della disabilità. Il 91,3% degli italiani dice che i disabili provocano in loro sentimenti di solidarietà per la loro condizione. Mentre l’85,9% provano sentimenti di ammirazione per la forza di volontà e l’82,7% li ammirano per quello che fanno per rendersi utili. Solo il 34,6% ha paura di offenderli, anche indirettamente con gesti o parole;
l'approccio emotivo. Il 50,8% degli italiano prova disagio al cospetto di un disabile. Il 54,6% ha paura, per una serie di cause sfortunate, di diventare anche lui un disabile. Questo perché il 68,7% degli italiani associa la disabilità al fattore fisico e del movimento e la causa principale sono gli incidenti stradali. Il 14,2% è indifferente al problema della disabilità.
le conoscenze sulla disabilità. Il 62,9% degli italiani pensa che la disabilità sia solo fisica, e la maggior parte la associa agli incidenti stradali (68,7%), mentre il 14,25% ad una malattia congenita e l'11,1% ad una malattia neurologica.
Mentre la disabilità mentale è nella mente del 15,9% degli italiani e il 2,9% pensa alla cecità e sordità.
Il 60% di noi dice che la disabilità mentale è accettata solo a parole e non nei fatti. Mentre al 23% fa paura e per questo non è accetta.
Autismo per il 90% dice di sapere cos'è, e lo identifica con la difficoltà di comunicare e stabilire relazioni con altri. Il 73%, un italiano su quattro, è convinto che gli autistici siano dei geni in matematica, musica ed arte.
La sclerosi multipla è conosciuta dall'87,6%. Nel dettaglio il 62,75 dice che gli ammalati perdono rapidamente la capacità di movimento autonoma, mentre il 74,6% che vivono meno di altre persone e il 60,7% che con questa malattia non si può fare una vita normale. La malattia del Parkinson viene dichiarata conosciuta dal 93,2% degli italiani, ma di questi il 61% la confonde con l'Alzheimer.
la stima del Censis sulla popolazione disabile in Italia. La stima del Censis è di 4,1 milioni di italiani, pari al 6,7% della popolazione.
La ricerca, ma soprattutto la discussione in occasione della presentazione della ricerca ha evidenziato la difficoltà e la solitudine della famiglia nella gestione della disabilità.
La difficoltà di avere un sistema di welfare comunity capace di dare risposte adeguate a questo mondo della disabilità. La burocrazia e l'inesigibilità di fronte alla problematica, ma anche l'ignoranza nel sapere cos'è la disabilità e l'impegno della “persona disabile” per superare le proprie difficoltà.
La ricerca, con i suoi dati, dà molte delle risposte ai tanti perché. Ma anche qui come in molte altre cose il problema è unico: mancano i soldi e quindi... Ma forse mancano, anche e soprattutto, idee nuove e diverse, e la capacità/volontà di ascoltare e capire chi di queste cose si occupa da tempo. Manca quell'attenzione alla persona e ai suoi bisogni.
La Fondazione Cesare Serono è nata nel 1973. E' una struttura privata onlus.
La sua missione è: centralità della persona, intesa come cittadino, paziente e famiglia. Si occupa della diffusione della ricerca scientifica per la sclerosi multipla, infertilità maschile e femminile, endocrinologia, oncologia e malattie rare.
Presidente del Comitato Scientifico è il prof. Elio Guzzanti, già Ministro della Sanità (www.fondazioneserono.it).
La Fondazione CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali), presieduto dal prof. Giuseppe De Rita, è un prestigioso istituto di ricerca sociale e economica. La sua attività scientifica riguarda il lavoro, la sanità e la struttura economica e produttiva del paese, con particolare attenzione alle persone e alle piccole e medie imprese e alle professioni.
Ogni anno cura e diffonde il Rapporto annuale sullo stato del paese. Nel 2010 è la 44° edizione. (www.censis.it)
Scarica la nota di sintesi del primo rapporto di ricerca: “La disabilità oltre l'invisibilità istituzionale”
“…tutti i bambini nascono liberi ed uguali in diritti e dignità: questo è il principio su qui si fonda la convenzione sui diritti dell'infanzia..”, così ha dichiarato Anthony Lake, direttore generale UNICEF, in occasione dell'anniversario del 21° anno della convenzione internazionale sui diritti dei bambini.
La convenzione sui diritti dell'infanzia, approvato dall'Assemblea Generale dell'ONU, il 20 novembre 1989, e ratificato dall'Italia il 27 maggio 1991 (con legge n.176) è il trattato sui diritti umani maggiormente ratificato dagli stati membri dell'ONU.
È un'importante strumento giuridico a disposizione di tutti coloro, famiglie, associazioni, governi nazionali, che si occupano della difesa dei bambini e dei loro bisogni fisici e morali.
Nella stessa giornata, Vincenzo Spadafora, presidente Unicef Italia, ha detto che nel nostro paese vi è un'emergenza italiana, che è rappresentata dalla scarsa attenzione del Governo Italiano, e del mondo politico, in generale, sui problemi dell'infanzia.
Mancano iniziative e fondi da destinare ai bambini. Sempre secondo il presidente UNICEF Italia, Spadafora, la situazione si è ulteriormente aggravata anche dal taglio dei fondi del 5%°, con l'imposizione del tetto ad un massimo 100 milioni, da ridistribuire a tutte le associazioni aventi diritto, e la mancanza del “piano nazionale dell'infanzia” (l'ultimo è stato il “Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2002/2004”).
Gli ultimi dati statistici dicono che i minori in sofferenza per problematiche di povertà relativa, vivono in famiglie che hanno redditi al di sotto del minimo (attualmente è di 856 euro mensili) sono 1.756.000 (dei quali 369 mila nel ricco nord del paese), mentre al sud la percentuale è pari al 65%. I minori che vivono invece in condizioni di povertà assoluta sono (circa) 694.000, dei quali 191 mila nel nord.
Sull'esigenza ed opportunità di rifare “il piano” fu preso un impegno nella conferenza nazionale sull'infanzia (Napoli 2009). Il “piano” dovrebbe, negli obiettivi comunemente individuati: ridefinire il ruolo dell'Osservatorio Nazionale dell'Infanzia; dovrebbe dare gli indirizzi programmatici e coordinare perché questi si realizzino. A supporto occorre pensare di mettere in rete e creare sinergie fra le varie realtà governative e del non profit e volontariato nella fase di assistenza e consulenza. Infine, e non ultimo, definire bene tutte le azioni e il loro sostegno economico perché i diritti sanciti siano usufruibili da tutti i bambini.
Nei giorni scorsi, proprio a ridosso della giornata mondiale dei bambini, è stato attivato e inaugurato il nuovo sito (www.atlanteminori.it) di Save The Children, denominato “l'Isola del Tesoro” che serve ad aumentare l'informazione sul tema.
Questa attività risponde alla nuova realtà dell'informazione, sapere per agire, raccomandata dall'Unione Europea, sia con la diffusione e adozione di progetti di comunicazione sociale; sia con le indicazioni raccomandate dall'anno europea 2010, che per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, raccomanda di aumentare/qualificare l'informazione sociale sui diritti alle persone, specie a quelle che hanno minore possibilità di accesso alle fonti informative.
In questa dimensione si colloca l'osservatorio per la famiglia. Aumentare l'informazione, la conoscenza e dare risposte concrete e immediate ai bisogni delle famiglie, e in questo contesto ai bambini.
Per questo e per rafforzare “il diritto ludico del bambino”, stabilito dall'articolo 31 della convenzione, all'osservatorio per la famiglia, del gruppo imprenditori sociali Castel Monte, il 20 novembre 2010, alla sede dell'osservatorio c'è stato il laboratorio ludico/creativo dei bambini.
Tutti gli educatori e gli esperti dell'osservatorio a disposizione, dei molti bambini, che hanno dato libero sfogo, in silenzio ed impegno, alla loro ludico - creatività artistica.
Hanno lavorato con il pongo, tagliato e incollato carta, disegnato e creato composizioni artistiche, belle e spiritose, con la carta. Nessun videogioco o televisione, con nessun rimpianto per la loro assenza. Nessuna leccornia pericolosa per la salute, ma solo acqua e succhi di frutta.
In un clima gioioso e simpatico che ha fatto da cornice e sfondo, i bambini erano impegnati, con gli operatori dell'osservatorio, a realizzare i loro personali progetti.
A proposito di Piano nazionale dell'adolescenza/infanzia
Alla conferenza nazionale sull'infanzia (Napoli, novembre 2009) ci fu un impegno condiviso da tutti per la realizzazione del “3° Piano biennale nazionale di adozione e di intervento per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva”.
Un primo schema di linee guida fu presentato dall'Osservatorio Nazionale Infanzia (15 ottobre 2010, www.minori.it).
La bozza di “Piano Nazionale dell'infanzia” a cura del Governo Italiano è stata presentata in data 14 luglio, e si sta procedendo alle consultazioni necessarie. Prima della stesura di questo documento c'è stato un documento integrativo e propositivo del coordinamento “batti il cinque”. Un coordinamento di molte associazioni e onlus per l'infanzia, che è stato sottoscritto, in data 22 gennaio 2010, e a seguito degli impegni presi dalla Conferenza Nazionale sull'Infanzia (Napoli 2009, www.radiomamma.it/coordinamento batti il cinque). Il documento è stato sottoscritto da 50 organizzazioni e 200 operatori.
In data 14 ottobre è stata la volta del “coordinamento per i diritti dell'infanzia e adolescenza pidida”, è un coordinamento aperto di associazioni, ong, terzo settore e volontariato, che si occupa di infanzia - www.infanziaediritti.it).
Documenti di approfondimento (si possono scaricare):
- linee guida del piano nazionale adolescenti a cura dell'Osservatorio per l'infanzia;
- schema piano nazionale infanzia (edizione luglio 2010);
- contributo al piano nazionale infanzia del coordinamento “batti il cinque”;
- contributo al piano nazionale infanzia del coordinamento “pidida”.
(nota e ricerca documenti a cura di Giancarlo Brunello, segretario di “te x castel monte”, associazione di ricerca e studi del gruppo imprenditori sociali)
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a cura del Dipartimento per le politiche della famiglia e dell'Osservatorio Nazionale sulla Famiglia
Milano 8/10 novembre 2010

A conclusione di un anno di discussioni e di confronti, si è svolta a Milano, nel mese di novembre (8, 9, 10 novembre), la Conferenza Nazionale della famiglia. Le iniziative precedenti sono state fatte a Trento (28 maggio), a Roma (9 luglio) e a Bologna (27-28 settembre). La conferenza finale, preparata da una serie di documenti, frutto di confronti avvenuti soprattutto nell'ambito delle attività dell'Osservatorio con il suo Comitato Tecnico-Scientifico, è stata molto vivace.
Due sono state le considerazioni di fondo.
La prima sui contenuti, soprattutto quelli evidenziati dai rappresentanti del Governo Italiano, in primis il Ministro del Lavoro on. Maurizio Sacconi e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alla famiglia, on. Carlo Giovanardi. I loro interventi e le loro considerazioni ipotizzano, e di conseguenza ragionano, su un modello di famiglia, a cultura e tradizione cattolica, onnicomprensiva e capace di dare risposte. Ha solo bisogno di essere aiutata economicamente. Su questo la polemica c'è stata anche nelle iniziative preparatorie, specialmente a Bologna ( settembre 2010).
Questo ci sembra il difetto e il limite della discussione attuale: parlare e scrivere, e pensare, ad un modello di famiglia che riguarda la storiografia sociale di ieri. Oggi, e soprattutto domani, vi è una tipologia familiare diversa.
Un nucleo familiare molto piccolo, con poca relazione sociale con le famiglie di origine, spesso distanti da loro, anche in diverse città. E anche incapace e impossibilitato a relazionarsi con il sociale territoriale. Questo fenomeno sociologico è stato ampiamente studiato e motivato, tant'è che l'Unione Europea si è convinta che le relazioni sociali attuali, non permettano a molte persone, non solo di non conoscere quanto gli spetta di diritto, ma anche a chi e come chiederlo. Uno degli obiettivi, primari, dell'anno europeo 2010, contro la povertà e l'esclusione sociale, è quello di aumentare il livello di conoscenza e di consulenza per poter usufruire, intanto, di quello già disposto. La cronaca, ma soprattutto le storie concrete del presente dicono che sempre più la famiglia ha paura indirettamente o perché ne è direttamente coinvolta, dai problemi sociali e sanitari. Specie quelli legati all'autosufficienza e all'assistenza sociale e sanitaria, specie per anziani e bambini. Questa è la preoccupazione e la paura più forti delle persone.
L'85,7% degli italiani, una famiglia su tre, ha questa grande paura. E circa il 32/33% non solo c'è l'ha, ma la vive direttamente perché ha problemi diretti, in famiglia, di questo tipo. L'82,5% degli italiani, ha paura di non aver soldi per curarsi in caso di gravi ed importanti malattie.
Queste paure sono concrete, perché non solo sono molto vicine al vivere quotidiano delle persone,ma si accentuano alla continua affermazione che il welfare sociale e sanitario va ridimensionato nella sua quantità, e quindi anche nella sua qualità, perché non ci sono più soldi.
Oltre alle bellicose e paurose dichiarazioni “dei tagli”, questi, in minima parte, sono stati anticipati e fatti con la manovra economico - finanziaria 2010.
Tagli indiscriminati su alcune prestazioni, i cui effetti si sentiranno nel 2011. Tagli a sforbiciata, come abbiamo detto noi, e come ha rilevato anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell'incontro con l'ANCI a Padova dopo l'alluvione veneta. Non sono state invece fatte altre proposte nuove, doverose e necessarie, di come andare avanti, visto che stiamo parlando di bisogni delle persone.
Vanno segnalati due tentativi, ad oggi, di ridiscussione del modello di “welfare state” (quello attuale).
La prima è contenuta nel Libro Bianco del Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e ripreso quest'anno al meeting di comunione e liberazione.
Attuare una riforma del welfare, da statale onnicomprensivo, a “welfare comunity”, che ha come obiettivo quello di essere più vicino alle persone e ai loro bisogni. Questo modello coinvolgerebbe direttamente i cittadini interessati, anche nella gestione diretta, tramite associazioni e organizzazione del non profit, in particolare la cooperazione sociale. Allo Stato, e alle sue articolazioni, rimarrebbe la programmazione strategica e il controllo di qualità e di correttezza.
In questa direzione va anche la proposta, e le prime decisioni (molto contestate e discusse), dei conservatori/liberali inglesi, che hanno vinto le elezioni in Gran Bretagna. Si parla, e si stanno predisponendo decisioni, per un modello di welfare definito “big society”. Servizi e attività sociali e pubbliche di diretto interesse degli utenti, gestite direttamente dagli utenti interessati.
Qui siamo ancora alle generiche affermazioni sulla necessità che delle competenze statali, speriamo, solo quelle gestionali ed operative, vengano delegate operativamente al volontariato e al non profit. Recenti statistiche e studi, in particolare e come ultimo, quello del CENSIS per conto del Forum ANIA - Associazioni dei consumatori (associazione nazionale imprese assicurazioni), indicano che il 59% dei cittadini vede bene un'ulteriore e maggiore coinvolgimento del terzo settore non profit nell'area del sociale e del sanitario.
Questo è in contrasto con decisioni operative intanto. Il Ministero dell' Economia, nella sua politica dei tagli, sta pensando di limitare ancora al massimo, al settore non profit, l'utilizzo del famoso 5%.
Si parla di una cifra massima di 100 milioni di euro, come tetto. Questi sono soldi dati direttamente dai cittadini, non intaccano la casse statali, se non per le mancate entrate tributarie.
La seconda considerazione, che anche questa ha creato polemiche importanti, è quella collegata all'intervento del Ministro Sacconi che ha affermato che le richieste delle famiglie si possono soddisfare in modo importante, con la rimodulazione di quanto già lo Stato dispone, ma che evidentemente non è in linea con i nuovi bisogni delle famiglie. Va segnalata in questo contesto una forte polemica con “Radio 24” (radio del Sole 24 Ore della Confindustria) che ha sostenuto ma se è solo questo il problema perché non si fa. Perché…?
La Conferenza non aveva compiti operativi, ma era necessaria per dare idee e suggerimenti, dopo un confronto con le parti interessate, utili alla realizzazione del piano nazionale delle politiche della famiglia che il Governo Italiano dovrebbe, e intende, realizzare quanto prima.
Le discussioni e i confronti nell'anno 2010 ci sono stati. Molti sono stati, anche, i suggerimenti e le idee. Buona anche la documentazione sin qui prodotta.
A noi sembra interessante, e condivisibile, l'idea del Ministro Sacconi di rimodulare e riadattare da subito alcune piste ed aree degli interventi. Su questo molte sono le proposte, e anche concrete. Quindi varrebbe la pena di provarci. Esse sono anche complementari e collegabili alla difesa del reddito del mondo del lavoro.
Per dare seguito a quando diceva, John Milton,scrittore e poeta inglese, nel suo libro “Areopagitica, discorso per la libertà di stampa”: “prima di ogni altra libertà, datemi la libertà di conoscere, di esprimermi e di discutere” .Ispirandoci al concetto di più informazione, più conoscenza e più capacità di decisione, ed essendoci molta documentazione, abbiamo fatto una selezione, dei molteplici, documenti prodotti per la Conferenza, che mettiamo a disposizione nel sito internet (www.castelmonteonlus.it/osservatorio per la famiglia).
Prendiamo anche impegno formale, di sostenere la divulgazione dell'informazione e seguire le discussione che seguiranno, ma soprattutto le implicazioni e ricadute a livello generale e territoriale, delle decisioni che verranno assunte in materia, di mantenere la continuità dei flussi informativi e creare occasioni di confronto e discussione con le famiglie e gli operatori e decisori in materia che sono nell'area della cooperazione sociale in generale, e nel gruppo imprenditori sociale cooperativo Castel Monte.
Il nostro impegno è anche coerente con quanto già fatto, ad esempio la costituzione dell'osservatorio per la famiglia, già funzionante ed operativo (Casale sul Sile, Centro di Medicina S. Raffaele, telefono 0422 827781/827782, fax 0422 785228, www.osservatorioperlafamiglia.it).
(nota a cura di Giancarlo Brunello, segretario dell'associazione di ricerca e studi su e per il sociale “te x castel monte” e Caterina Bustaffa, presidente cooperativa L'Isola Che Non C'è e coordinatrice dell'osservatorio per la famiglia, del gruppo paritetico cooperativo imprenditori sociale Castel Monte - novembre 2010)
Documenti selezionati e recuperati (da consultare e scaricare):
“Le politiche familiari in Italia: problemi e prospettive” (il Piano Nazionale di proposta Family Mainstreaming)
prof. Pier Paolo Donati, direttore scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia, ordinario di sociologia della famiglia Università di Bologna
“Verso un piano nazionale delle politiche della famiglia. L'alleanza italiana per la famiglia”
documento preparatorio per la Conferenza, a cura del Comitato tecnico Scientifico dell'Osservatorio Nazionale sulla famiglia
“La legislazione sociale per la famiglia in Italia”
prof. Francesco Tomasone, del Comitato tecnico scientifico dell' Osservatorio Nazionale sulla famiglia. Ordinario di diritto del lavoro e della previdenza sociale alla scuola superiore dell'economia e della finanza “Ezio Vanoni” di Roma
“Servizi e interventi sociali per la famiglia e con le famiglie lungo il ciclo della vita”
prof.ssa Giovanna Rossi, del Comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio Nazionale sulla famiglia. Ordinaria di sociologia della famiglia facoltà di psicologia Università Cattolica Sacro Cuore Milano
“I Comuni e le politiche familiari (spunti ed analisi di proposta)”
Fondazione ANCI ricerche, CITTALIA
“Documento sulla conciliazione lavoro-famiglia”
a cura del gruppo specifico dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia
"Famiglia in Cifre ISTAT"
Istituto Nazionale di Statistica
ll gruppo cooperativo Castel Monte presenta l'osservatorio per la famiglia.
Lunedì 25 ottobre, alle ore 18:00, l'assessore provinciale, Alessio De Mitri, inaugura a Casale sul Sile, il nuovo osservatorio per la famiglia, del gruppo cooperativo imprenditori sociali “Castel Monte”.
L'attività di questo osservatorio sarà fatta, prevalentemente, da due cooperative del gruppo: la cooperativa sociale onlus Castel Monte, divisione salute e la cooperativa L'Isola Che Non C'è di Treviso.
“Il punto di partenza del nostro progetto - ha detto il Presidente del gruppo Castel Monte, dottor Giuseppe Possagnolo - nel presentare il progetto, è stato constatare che la famiglia ha sempre maggiori difficoltà a misurarsi con i molteplici e complessi problemi sociali e sanitari. Quando parliamo di famiglia intendiamo sia la struttura nel suo complesso, sia i singoli componenti nelle loro relazioni sociali con il nucleo familiare e la società”.
Anche recenti statistiche dicono che la prima paura degli italiani è quella di avere a che fare, in famiglia, con le sempre più diffuse problematiche legate all'autosufficienza (85,7%). Un numero notevole di famiglie dice che ha casi diretti nel nucleo familiare immediato (32,1%), e più forte ancora nei nuclei parentali. La presenza di questi fenomeni sconvolge il ritmo, le regole e la convivenza della/nella famiglia.
Sempre più casi di lite familiare sono legati a questi fenomeni (questi dati sono estrapolati dalla recente ricerca del CENSIS per conto dell'ANIA, associazione nazionale imprese di assicurazione, per conto del Forum ANIA - Associazione dei Consumatori). Recentemente si sono divulgati altri dati, che dicono che nella sola provincia di Treviso sono 900 gli anziani in attesa di un ricovero in una Casa di Riposo. E innumerevoli sono le situazione, difficilmente quantificabili di quante di queste problematiche familiari sono risolte con delle badanti, o di una persona della famiglia che si dedica alla cura degli anziani.
Dall'altra parte, un'altra area della famiglia in difficoltà è quella dei bambini.
Qui i dati non ci sono e valgono le sensazioni e i “si dice”. Non è facile ipotizzare che nell'area del sociale e sanitario, i restringimenti delle prestazioni, collegati alla spesa pubblica, saranno notevoli. Soprattutto si ha la sensazione che il cosiddetto taglio della spesa pubblica (modello sforbiciata) di fatto metta in crisi tutte le nuove prestazioni e idee in materia di sociale e sanitario.
Su questo oramai è convinzione comune che solo una seria politica “federalista” possa rimettere in moto i budget e vedere nella spesa pubblica quali sacche di speculazione ci sono e collegare sempre di più la spesa sociale al binomio esigenza - costo e beneficio. Insomma noi da tempo, per la verità inascoltati, stiamo ipotizzando, di definire un modello di welfare sempre più legato al territorio e alle persone (il modello welfare society, che peraltro vedesse un ruolo attivo delle realtà sociali ed economiche della cosiddetta economia sociale e terzo settore).
Ulteriori approfondimenti, anche in termini di studio e di ricerca li può trovare nel nostro sito www.castelmonteonlus.it.
Ma l'osservatorio, pur inserito in questo contesto, punta ad un obiettivo più concreto e per questo più difficile. Partendo dalle problematiche sopradescritte, abbiamo pensato di organizzare questa struttura per ascoltare, capire e intervenire su queste realtà.
“Abbiamo organizzato - ha rilevato il direttore del gruppo, dottor Carmelo Gagliano - la nostra forza sui ragazzi/bambini e sugli anziani. Pensiamo a dei servizi e a delle prestazioni sanitarie e sociali (ivi compreso una specie di segretariato sociale, con il compito di dare aiuti nell'esplicitazione delle pratiche burocratiche e di dove andare a battere la testa). Le nostre attività sono complementari rispetto a quelle date o che verranno previste dalle strutture pubbliche, sia quelle della USL che dei servizi sociali dell'Amministrazione Pubbliche. Pur essendo una struttura sociale privata, abbiamo anche a mente il valore sociale perché operiamo e si riconoscendoci nella legislazione e nello spirito previsto dalla legge 38171991 della cooperazione sociale”.
L'operatività è incentrata su tre aree (bambini/adolescenti, adulti/genitori e anziani) ed è garantita da una squadra di valore, fatta di giovani professionalmente adeguati e preparati, ai quali abbiamo detto che occorrerà inventarsi qualcosa per contenere il costo delle nostre prestazioni. Ad esempio attività di gruppo, fornire solo prestazioni necessarie e indispensabili, contenere i costi. Insomma anche il nostro lavoro deve avere una dimensione sociale, che vada oltre al budget.
L'osservatorio si è dotato di una sua carta dei servizi, che fa riferimento sia a quella più generale del “gruppo”,che alla specificità dell'attività.
Infine chi organizza l'osservatorio. Lo organizza il gruppo paritetico cooperativo imprenditori sociali Castel Monte. Recentemente la Castel Monte ha attivato una sua divisione specifica per la sanità (Castel Monte Sanità) e la cooperativa sociale L’Isola Che Non C'è è diventata socia del gruppo. Quindi la Castel Monte e L’Isola Che Non C'è hanno dato vita a questa struttura.
Il coordinamento generale è affidato a Caterina Bustaffa, mentre quello scentifico è garantito dalla dottoressa Emanuela Russo, psicologa. La sede operativa è presso il Centro di Medicina S. Raffaele di Casale sul Sile (Treviso), via delle Industrie 2/1.
Ulteriori informazioni di dettaglio sono contenuti nei nostri siti (www.osservatorioperlafamiglia.it e www.castelmonteonlus.it).

“osservatorio per la famiglia” è una struttura di servizi alla famiglia, intesa nella sua dimensione di nucleo, ma anche nei suoi singoli componenti, del gruppo paritetico cooperativo imprenditori sociali “Castel Monte”. La struttura operativa nasce dalla collaborazione tra la “divisione salute” (Castel Monte Salute) della cooperativa sociale onlus Castel Monte e la cooperativa sociale L’Isola Che Non C'è.
La Castel Monte Salute opera da tempo nei servizi di assistenza sociali e sanitari alla persona, mentre la cooperativa L’Isola Che Non C’è ha un'esperienza specifica nell'area dell'educazione, della formazione e della comunicazione sociale, personale e interpersonale.
Coordinatrice dell'osservatorio è Caterina Bustaffa, presidente della cooperativa L’Isola Che Non C'è, mentre la consulenza scientifica e della dottoressa Emanuela Russo, psicologa.
L'attività di segreteria eè coordinamento operativo è a cura della dottoressa Maria Chiara Brunello.
Sede a Casale sul Sile, presso il Centro di Medicina San Raffaele.
Centro di Medicina San Raffaele
via delle Industrie 2/1 – 31032 Casale sul Sile (TV)
telefono 0422 827781/827781 – fax 0422 785228
e.mail: sanraffaele@castelmonteonlus.it).
L'osservatorio per la famiglia, essendo una struttura del gruppo imprenditori sociali Castel Monte, opera in base alla carta dei servizi e al codice etico del gruppo. L'obiettivo e la sua missione sociale è sintetizzata dal play “centrati su di te”. Il “te” inteso come persona, nella duplice veste di chi eroga il servizio e degli utenti/cittadini che si servono o intendono farlo del servizio.
Ad integrazione di questo l'osservatorio ha una sua carta dei servizi.
Scarica la Carta per la famiglia
Per poter interloquire con l'osservatorio, in materia di suggerimenti, proposte e reclami, vale il servizio del gruppo:
Servizio proposte & reclami: prontocastelmonte@castelmonteonlus.it oppure telefono 320 2552178
Garante: castelmonteinlinea@castelmonteonlus.it oppure telefono 320 2552178






