La dimensione nascosta delle disabilità
La domanda di cura e assistenza delle persone disabili e delle famiglie
La disabilità è ancora questione invisibile nell'agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie spesso lasciate sole nei compiti di cura.
La Fondazione Cesare Serono, in collaborazione con il CENSIS, ha realizzato due indagini che, coinvolgendo direttamente le persone con disabilità e le loro famiglie, hanno approfondito il loro vissuto in relazione a due condizioni cliniche: l'autismo e la sclerosi multipla.
I risultati della ricerca evidenziano i progressi compiuti negli ultimi anni e la strada ancora da percorrere nella cura e nell'assistenza delle persone con disabilità. Affinchè la centralità della persona e della famiglia diventi il perno elettorale del nostro sistema, le istituzioni devono rilanciare il proprio ruolo di supporto e sostegno solidale...
La ricerca è stata presentata a Roma l' 8 febbraio 2012.
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Conclusioni del Consiglio dell'Unione Europea sui malati mentali
L'Unione Europea con una risoluzione dal titolo "Conclusioni del Consiglio dell'Unione Europea sul patto europeo per la salute e il benessere mentale: risultati e azioni future" (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 7 luglio 2011) si è occupata della salute e delle condizioni di benessere dei malati di mente.
Questo a rafforzamento e a difesa dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini europei.
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Il 12 luglio 2011, alla Biblioteca del CNEL, alla presenza del Ministro della Sanità Fazio, è stata presentata una seconda ricerca sulla disabilità dal titolo: "Vincere la solitudine della disabilità", luglio 2011.
La prima era stata presentata in ottobre 2010 e si intitolava "la disabilità oltre l'invisibile istituzionale".
Contemporaneamente è uscito, a cura dell'OCSE, un rapporto sulle cure di lungo periodo per anziani e disabili.
Vi allego materiale di sintesi, ma esplicativo della situazione.
Nei prossimi mesi, è già in lavoro, ci saranno dei dati e delle riflessioni relative ai malati di sclerosi multipla e autistici.
Tutte queste ricerche sono fatte in collaborazione con associazioni di malati (AIPD associazione italiana persone down-AISM associazione intaliana sclerosi multipla-ANGA onlus associazione nazionale genitori soggetti autistici e Azione Parkinson onlus).
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Vincere la solitudine della disabilità, luglio 2011
La disabilità oltre l'invisibilità istituzionale, ottobre 2010
Ocse sintesi rapporto 2011 anziani e disabili
La Fondazione Cesare Serono e la Fondazione CENSIS descrivono le disabilità
La Fondazione Cesare Serono e la Fondazione CENSIS hanno realizzato il primo rapporto di ricerca su “le disabilità oltre l'invisibile istituzionale. Le disabilità tra immagini esperienze e emotività”. La ricerca è stata presentata, a Roma, il 20 ottobre 2010.
La sintesi della ricerca, sintetizzata nelle comunicazioni alla stampa è stata: “aumentano le persone disabili, ma scontano invisibilità, ignoranza e pregiudizi”.
La ricerca curata in particolar modo dal CENSIS si divide in quattro paragrafi:
1) l'immagine della disabilità;
2) l'approccio emotivo;
3) le conoscenze sulle quattro condizioni cliniche oggetto di approfondimento (sindrome di Down, Autismi, Sclerosi multipla e malattia di Parkinson);
4) la stima Censis sulla popolazione con disabilità in Italia.
Alcuni dati per capire il senso e l'importanza della ricerca:
l'immagine della disabilità. Il 91,3% degli italiani dice che i disabili provocano in loro sentimenti di solidarietà per la loro condizione. Mentre l’85,9% provano sentimenti di ammirazione per la forza di volontà e l’82,7% li ammirano per quello che fanno per rendersi utili. Solo il 34,6% ha paura di offenderli, anche indirettamente con gesti o parole;
l'approccio emotivo. Il 50,8% degli italiano prova disagio al cospetto di un disabile. Il 54,6% ha paura, per una serie di cause sfortunate, di diventare anche lui un disabile. Questo perché il 68,7% degli italiani associa la disabilità al fattore fisico e del movimento e la causa principale sono gli incidenti stradali. Il 14,2% è indifferente al problema della disabilità.
le conoscenze sulla disabilità. Il 62,9% degli italiani pensa che la disabilità sia solo fisica, e la maggior parte la associa agli incidenti stradali (68,7%), mentre il 14,25% ad una malattia congenita e l'11,1% ad una malattia neurologica.
Mentre la disabilità mentale è nella mente del 15,9% degli italiani e il 2,9% pensa alla cecità e sordità.
Il 60% di noi dice che la disabilità mentale è accettata solo a parole e non nei fatti. Mentre al 23% fa paura e per questo non è accetta.
Autismo per il 90% dice di sapere cos'è, e lo identifica con la difficoltà di comunicare e stabilire relazioni con altri. Il 73%, un italiano su quattro, è convinto che gli autistici siano dei geni in matematica, musica ed arte.
La sclerosi multipla è conosciuta dall'87,6%. Nel dettaglio il 62,75 dice che gli ammalati perdono rapidamente la capacità di movimento autonoma, mentre il 74,6% che vivono meno di altre persone e il 60,7% che con questa malattia non si può fare una vita normale. La malattia del Parkinson viene dichiarata conosciuta dal 93,2% degli italiani, ma di questi il 61% la confonde con l'Alzheimer.
la stima del Censis sulla popolazione disabile in Italia. La stima del Censis è di 4,1 milioni di italiani, pari al 6,7% della popolazione.
La ricerca, ma soprattutto la discussione in occasione della presentazione della ricerca ha evidenziato la difficoltà e la solitudine della famiglia nella gestione della disabilità.
La difficoltà di avere un sistema di welfare comunity capace di dare risposte adeguate a questo mondo della disabilità. La burocrazia e l'inesigibilità di fronte alla problematica, ma anche l'ignoranza nel sapere cos'è la disabilità e l'impegno della “persona disabile” per superare le proprie difficoltà.
La ricerca, con i suoi dati, dà molte delle risposte ai tanti perché. Ma anche qui come in molte altre cose il problema è unico: mancano i soldi e quindi... Ma forse mancano, anche e soprattutto, idee nuove e diverse, e la capacità/volontà di ascoltare e capire chi di queste cose si occupa da tempo. Manca quell'attenzione alla persona e ai suoi bisogni.
La Fondazione Cesare Serono è nata nel 1973. E' una struttura privata onlus.
La sua missione è: centralità della persona, intesa come cittadino, paziente e famiglia. Si occupa della diffusione della ricerca scientifica per la sclerosi multipla, infertilità maschile e femminile, endocrinologia, oncologia e malattie rare.
Presidente del Comitato Scientifico è il prof. Elio Guzzanti, già Ministro della Sanità (www.fondazioneserono.it).
La Fondazione CENSIS (Centro Studi Investimenti Sociali), presieduto dal prof. Giuseppe De Rita, è un prestigioso istituto di ricerca sociale e economica. La sua attività scientifica riguarda il lavoro, la sanità e la struttura economica e produttiva del paese, con particolare attenzione alle persone e alle piccole e medie imprese e alle professioni.
Ogni anno cura e diffonde il Rapporto annuale sullo stato del paese. Nel 2010 è la 44° edizione. (www.censis.it)
Scarica la nota di sintesi del primo rapporto di ricerca: “La disabilità oltre l'invisibilità istituzionale”
Sul tema della disabilità/diversamente abili si è scritto e discusso molto.
Ci si è anche accapigliati nella convinzione e nell’obiettivo di non fornire con le parole, atti e comportamenti, che danneggiassero i diritti delle persone e/o impedissero a delle persone di avere pari opportunità di genere e di occasione.
Anche noi non siamo in grado di dare delle opinioni o delle indicazioni precise e definitive, ma questo non ci impedisce di cercare, anche per tentativi approssimativi, di capire e interpretare meglio.
Di qui l’idea di riprendere l’argomento a livello di informazione e documentazione partendo da quanto scritto e pubblicato da Wikipedia (enciclopedia popolare di internet).
La sua natura, sia che essa sia alterabile/inattendibile ci da maggiore sicurezza di libertà di opinione.
LA DISABILITA'
La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale (handicap).
La disabilità, un concetto in cambiamento
Non esiste attualmente, a livello internazionale, un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea Generale il 25 agosto 2006.
La classificazione ICDH
La classificazione ICDH (International Classification of Disabilities and Handicaps) del 1980 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingueva tra:
menomazione intesa come perdita a carico di funzioni fisiche o psichiche, e rappresenta l'estensione di uno stato patologico. Se tale disfunzione è congenita si parla di minorazione;
disabilità, ovvero qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione;
handicap, svantaggio vissuto da una persona a seguito di disabilità o minorazione/menomazione.
Questo significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che la persona presenta a livello personale, l'handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità. L'ICDH prevede la sequenza: Menomazione - Disabilità - Handicap, che, tuttavia, non è automatica, in quanto l'handicap può essere diretta conseguenza di una menomazione, senza la mediazione dello stato di disabilità.
Lo schema è il seguente:
Menomazione: intellettive, psicologiche, linguistiche, auricolari, oculari, viscerali, scheletriche, deturpanti, sensoriali e altro.
Disabilità: comportamentale, comunicativa, nella cura personale, disabilità locomotoria, assetto corporeo, destrezza, circostanziale, in attitudini particolari, altre limitazioni.
Handicap: orientamento, indipendenza fisica, mobilità, occupazionale, integrazione sociale, autosufficienza economica, altri tipi di handicap.
Il nuovo standard ICF
Tale classificazione negli anni ha mostrato una serie di limitazioni.
Non considera che la disabilità è un concetto dinamico, in quanto può anche essere solo temporanea.
È difficile stabilire un livello oltre il quale una persona può considerarsi disabile.
La sequenza può essere interrotta, nel senso che una persona può essere menomata senza essere disabile.
Nell'ICDH si considerano solo i fattori patologici, mentre un ruolo determinante nella limitazione o facilitazione dell'autonomia del soggetto è giocato da quelli ambientali.
Negli anni 90, l'OMS ha commissionato a un gruppo di esperti di riformulare la classificazione tenendo conto di questi concetti. La nuova classificazione, detta ICF (International Classification of Functioning) o Classificazione dello stato di salute, definisce lo stato di salute delle persone piuttosto che le limitazioni, dichiarando che l'individuo "sano" si identifica come "individuo in stato di benessere psicofisico" ribaltando, di fatto la concezione di stato di salute. Introduce inoltre una classificazione dei fattori ambientali.
Il concetto di disabilità cambia e secondo la nuova classificazione (approvata da quasi tutte le nazioni afferenti all'ONU) e diventa un termine ombrello che identifica le difficoltà di funzionamento della persona sia a livello personale che nella partecipazione sociale. In questa classificazione i fattori biomedici e patologici non sono gli unici presi in considerazione, ma si considera anche l'interazione sociale: l'approccio, così, diventa multiprospettico: biologico, personale, sociale. La stessa terminologia usata è indice di questo cambiamento di prospettiva, in quanto ai termini di menomazione, disabilità ed handicap (che attestavano un approccio essenzialmente medicalista) si sostituiscono i termini di Strutture Corporee, Attività e Partecipazione. Di fatto lo standard diventa più complesso, in quanto si considerano anche i fattori sociali, e non più solo quelli organici.
Funzioni corporee: funzioni mentali, funzioni sensoriali e dolore, funzioni della voce e dell'eloquio, funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico, respiratorio, funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino, funzioni riproduttive e genitourinarie, funzioni neuro - muscolo - scheletriche correlate al movimento, funzioni cutanee e delle strutture correlate.
Strutture corporee: sistema nervoso, visione e udito, comunicazione verbale, sistemi cardiovascolare e immunologico, apparato respiratorio, apparato digerente e sistemi metabolico ed endocrino, sistemi genitourinario e riproduttivo, movimento, cute e strutture correlate.
Fattori ambientali: prodotti e tecnologia, ambiente naturale e cambiamenti effettuati dall'uomo, relazione e sostegno sociale, atteggiamenti, sistemi, servizi e politiche.
Attività e partecipazione: apprendimento ed applicazione delle conoscenze, compiti e richieste generali, comunicazione, mobilità, cura della propria persona, vita domestica, interazione e relazioni personali, aree di vita principali, vita sociale, civile e di comunità.
La nuova classificazione è subentrata all'ICDH il 21 maggio 2001 quale nuovo standard di classificazione dello stato di malattia e di salute.
Differenze tra le due prospettive
L'ICDH era coerente con una prospettiva organicistica, e il punto di partenza è sempre lo stato morboso (malattia congenita o sopravvenuta, incidente) in seguito al quale si origina una menomazione, intesa come perdita (o anomalia) funzionale, fisica o psichica, a carico dell'organismo. Tale menomazione può sfociare in disabilità, intesa come limitazione della persona nello svolgimento delle "normali" attività, mentre questa può portare all'handicap, ovvero allo svantaggio sociale che si manifesta nell'interazione con l'ambiente.
Quella dell'ICF è una prospettiva multidimensionale, che non si limita solo ai fattori organici, definiti come "funzioni" e "strutture corporee". In effetti l'intero schema dell'ICF è fondamentalmente una ripartizione in due macrocategorie, a loro volte ulteriormente suddivise:
Parte 1: Funzionamento e disabilità, comprendente i fattori organici;
Strutture corporee (organi e strutture anatomiche in genere)
Funzioni corporee (le funzioni fisiologiche espletate da tali strutture)
Parte 2: Fattori contestuali;
Fattori ambientali (ovvero dell'ambiente fisico - sociale)
Fattori personali, consistenti nella capacità d'interazione con l'ambiente fisico - sociale.
Ogni fattore interagisce con gli altri, ed i fattori ambientali e personali non sono meno importanti dei fattori organici. Lo schema generale è: funzioni e strutture corporee <--> Attività <--> Partecipazione.
In sostanza l'ICDH valutava i fattori di disabilità iniziando dalla menomazione, mentre l'ICF valuta le abilità residue dell'individuo (tale ottica è evidente sin dal nome dello standard, ovvero "classificazione internazionale delle funzionalità"), sostituendo al concetto di "grado di disabilità" quello di "soglia funzionale".
Ciò che è fondamentalmente diverso è l'ambito di applicazione: mentre l'ICDH è limitato al semplice ambito della disabilità, l'ICF descrive i vari gradi di funzionalità partendo dall'interazione dei suoi fattori e prevedendo anche diverse sottoclassi dello stesso parametro.
Quindi la disabilità stessa viene vista in senso dinamico, in quanto non solo dipendente da stati patologici cronici, ma anche da fattori psichici e sociali, fattori necessariamente in costante evoluzione.
Il diversamente abile: un nuovo paradigma
Pro
«Nel 1999 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la nuova "Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Attività personali (ex-Disabilità) e della Partecipazione sociale (ex handicap o svantaggio esistenziale)" (ICIDH-2). [...In particolare,] con attività personali si considerano le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità, a causa di una menomazione strutturale o funzionale. Sulla base di questa definizione ogni persona è diversamente abile. Una persona - scrive Canevaro - è relativamente handicappata, cioè l'handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un'amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi alla realtà in cui l'individuo amputato è collocato. L'handicap è dunque un incontro fra individuo e situazione.»
«Il 22 maggio 2001 l'OMS perviene alla stesura di uno strumento di classificazione innovativo, multidisciplinare e dall’approccio universale: "La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute", denominato ICF. All’elaborazione di tale classificazione hanno partecipato 192 governi che compongono l’Assemblea Mondiale della Sanità.
Il primo aspetto innovativo della classificazione emerge chiaramente nel titolo della stessa.
L’applicazione universale dell'ICF emerge nella misura in cui la disabilità non viene considerata un problema di un gruppo minoritario all’interno di una comunità, ma un’esperienza che tutti, nell’arco della vita, possono sperimentare. L'OMS, attraverso l'ICF, propone un modello di disabilità universale, applicabile a qualsiasi persona, normodotata o diversamente abile.»
Contro
«Qualche anno fa, alcune persone disabili hanno avuto l'acuta e orgogliosa intuizione di sottolineare come, anche in presenza di una menomazione importante, riescano a produrre, realizzare, essere competitivi con il resto del mondo. Il che talvolta è vero. Per definire questa condizione hanno coniato il neologismo "diversamente abili". Nella loro bocca, in quel contesto, in quel momento poteva forse avere un senso. Forse. Ciò perché alla fin fine si enfatizza il concetto di abilità a tutti i costi, la concorrenza, la rincorsa ad una omologata normalità con tutti i paradossi che questa porta con sé.
Ma ci sono persone, più di quante si creda, la cui principale e vitale esigenza non è quella dì trovare un lavoro e un collocamento mirato, ma quella di assicurarsi un servizio di assistenza che renda meno gravosa l'insostenibile pesantezza del quotidiano per i loro familiari a cui è delegata in toto - da distretti, comuni e servizi sociali - la loro stessa sopravvivenza. Sono le persone con handicap gravissimo e se il termine urtasse le sensibilità più raffinate potremmo definirle "diversamente ospedalizzate". Persone che al turismo accessibile non possono interessarsi, come pure alla possibilità di guidare un veicolo o alle opportunità dei servizi telematici o alla partecipazione a battaglie civili di avanguardia. La loro preoccupazione è - banalmente - sopravvivere, qualche volta malgrado i servizi socio-assistenziali pubblici. E se quei servizi verranno ulteriormente tagliati non diranno nulla perché non hanno voce. Altro che diversamente qualcosa". Niente di male, lo ripetiamo, se una persona disabile si autodefinisce "diversamente abile". Qualcuno potrà sorridere a qualcun altro si inumidirà il sopracciglio di fronte a cotanta fierezza, in qualcuno scatterà l'emulazione e la volontà di superare la provocazione definendosi financo "diversamente dotato" (evocando pruriginose rimembranze). Ma quando il termine deborda dalla boutade per assurgere a termine di uso comune, si comincia a percepire un sentore di ipocrisia.
E mai come negli ultime mesi ci è capitato di annotare quel termine - "diversamente abili" - magistralmente inchiavardato nei pubblici sermoni di politici opinionisti, operatori, funzionari, responsabili di associazioni. Sembra si voglia far intendere che l'epoca dell'invalido povero ed emarginato sia stata sepolta da una nuova cultura fatta di promozione e di integrazione, di sperimentazione e di innovazione. Di questa "rivoluzione culturale" i "diversamente abili" sarebbero addirittura apportatori di ricchezza proprio grazie alla loro diversità. Siamo certi che le persone disabili farebbero volentieri a meno di quella ricchezza. Sono portatori semmai di esigenze particolari che tanto sono più gravi quanto meno trovano risposta.
L'affermazione poi ce ne ricorda una di un po' più datata e svagata che interpretava la malattia mentale come una condizione comunque felice perché fuori dai rigidi e stereotipati paradigmi di una società bruta e poco creativa. Pregiudizio mascherato. Voglia di negare il profondo disagio che è proprio della malattia. La stessa superficiale ipocrisia di chi - e non sono in pochi - sostiene che le persone con Sindrome di Down sono comunque felici "perché sorridono e sono socievoli". Quindi "diversamente abili"!
È quindi una definizione non stigmatizzante e che raschia di meno la crosta nelle paure di ognuno di noi, che siamo o meno disabili. Ma è una terminologia oltre che falsa, inefficace. Falsa perché distorce la realtà spalmandola su un quadro rassicurante, una rappresentazione buona per tutti i salotti e per tutte le stagioni. Inefficace perché non evidenzia il disagio e non rimarca l'obbligo civile della presa in carico da parte di tutti.»
Possibile sintesi
«L'espressione "diversamente abile" pone l'enfasi sulla differenza qualitativa nell'uso delle abilità. Esso viene utilizzato per specificare che attraverso modalità diverse si raggiungono gli stessi obiettivi. Vi sono delle situazioni di disabilità in cui questo uso può essere adeguato. Ad esempio allievi non vedenti o ipovedenti possono raggiungere lo stesso adeguati risultati scolastici e sociali utilizzando le risorse visive residue (potenziate con adeguati strumenti) o abilità compensative (ad esempio quelle verbali). Vi sono altre situazioni, come quelle riguardanti due terzi di tutti gli allievi certificati e cioè quelli con ritardo mentale, in cui l'uso della terminologia diversamente abile può risultare fuorviante. Consideriamo il caso di un tipico allievo con sindrome di Down. Dal punto di vista della qualità della vita forse si può anche dire che utilizzando le proprie capacità (o abilità) egli può comunque raggiungere obiettivi paragonabili a quelli di tutte le altre persone. In altre parole può raggiungere un benessere che non può essere considerato inferiore. Se questo è il riferimento, l’espressione "diversamente abile" potrebbe anche essere utilizzata. Se il riferimento diventa invece quello delle prestazioni scolastiche, sociali e di autonomia, l’espressione "diversamente abile" può risultare ingannevole, in quanto "nasconde" il fatto che tali prestazioni sono inferiori rispetto a quelle tipiche della normalità.»
Disabilità e diritti
La dichiarazione di Madrid
Promulgata nel 2002 in occasione dell'Anno Internazionale della Disabilità (2003), essa sposta l'asse di interesse da una visione eminentemente medico - scientifica ad una prettamente sociale.
Diversi i punti trattati: dall'integrazione scolastica a quella lavorativa, dall'assistenza all'associazionismo dei disabili. Ciò sul quale si pone più volte l'accento è sul concetto di discriminazione come atteggiamento generale da combattere non solo con strumenti legislativi ma anche culturali.
Per questo uno dei concetti sviluppati è quello dell'autodeterminazione dei disabili, che si esplica anche attraverso la creazione di proprie associazioni (e qui il tema si intreccia con quello della Vita Indipendente. Chiaramente viene affrontata anche la questione delle donne disabili e della loro doppia discriminazione sociale.
Per ottenere ciò è necessaria una visione globale, dove diversi attori interagiscono per un unico scopo: quindi certamente si richiamano alle loro responsabilità organizzazioni politiche sia centrali che locali, ma anche sindacati, massmedia, imprese.
La Convenzione sui diritti dei disabili
Promulgata dall'ONU nel 2007, la convenzione si richiama esplicitamente a diversi principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: non discriminazione, eguaglianza, pari opportunità, rispetto dell'identità individuale.
Si compone di 50 articoli, dei quali i primi 30 si incentrano sui diritti fondamentali (associazionismo, diritto di cura, diritto alla formazione personale, ecc.), mentre gli altri 20 riguardano le strategie operative atte a promuovere la cultura della disabilità.
Principi generali della Convenzione
La prima cosa che risulta evidente da tale Convenzione è che manca una definizione chiara del concetto di disabilità, preferendo parlare, piuttosto, di persone disabili. Questo perché manca ancora, a livello internazionale, un'univoca e coerente definizione del concetto di "disabilità" (nonostante l'adozione dell'ICF), della quale pur si sente la necessità, in quanto basilare per qualsiasi strategia di ricerca e di pianificazione politica.
Tuttavia l'articolo 1 parla esplicitamente di persone disabili, definendole come "coloro che presentano una duratura e sostanziale alterazione fisica,psichica, intellettiva o sensoriale la cui interazione con varie barriere può costituire un impedimento alla loro piena ed effettiva partecipazione nella società, sulla base dell'uguaglianza con gli altri. Inoltre l'articolo definisce anche lo scopo stesso della Convenzione, che è quello di promuovere tutti i diritti delle persone disabili al fine di assicurare uno stato di uguaglianza. Anche l'articolo 3 è fondamentale[7], perché indica i principi stessi entro i quali la Convenzione si muove, elencandoli esplicitamente:
il rispetto della persona nelle sue scelte di autodeterminazione;
la non discriminazione;
l'integrazione sociale;
l'accettazione delle condizioni di diversità della persona disabile;
rispetto delle pari opportunità e dell'uguaglianza tra uomini e donne;
l'accessibilità;
il rispetto dello sviluppo dei bambini disabili.
Il recepimento in Italia
L'Italia ha recepito la Convenzione con legge ordinaria numero 7 del 3 marzo 2009, dopo il rinvio della precedente ratifica causato dalla caduta del governo guidato da Romano Prodi. Con la ratifica si è dato anche il via libera al progetto d'istituzione di un osservatorio sulla disabilità presieduto dal ministro del lavoro e composto da 40 membri e che coinvolge sia i molti osservatori diffusi a livello regionale, sia le associazioni di disabili, sia anche le rappresentanze sindacali. Tale osservatorio dura in carica 3 anni (eventualmente prorogabili per un ulteriore triennio), ed oltre a promuovere la Convenzione, avrà anche il compito di promuovere la raccolta di dati statistici che illustrino le condizioni delle persone con disabilità, al fine sia di predisporre una relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità, sia di predisporre un programma biennale di promozione dei diritti e di integrazione sociale.
(rilevazione da Wikipedia, 28 marzo 2010)



